Degustazioni di vino a Ravenna e dintorni



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  • Sommelier a domicilio: organizza una degustazione vini a domicilio unica e coinvolgente

    Sommelier a domicilio: organizza una degustazione vini a domicilio unica e coinvolgente

    Cerchi un’esperienza originale da vivere con amici, familiari o colleghi? Una sommelier a domicilio porta il piacere del vino direttamente a casa tua, trasformando una semplice serata in un viaggio tra profumi, territori e sapori.

    Con una degustazione vini a domicilio non dovrai occuparti dell’organizzazione: la selezione dei vini, il racconto delle etichette e la guida durante la degustazione saranno affidati a una professionista. Tu dovrai solo invitare i tuoi ospiti e goderti l’esperienza.

    Cos’è una sommelier a domicilio?

    Una sommelier a domicilio è una professionista specializzata nella degustazione e nella cultura del vino che organizza eventi privati direttamente nella location scelta dal cliente.

    Che si tratti di una casa, un giardino, un ufficio, un hotel o un Airbnb, la degustazione arriva dove vuoi tu, con una selezione di vini provenienti dall’Italia e dal resto del mondo.

    L’obiettivo non è soltanto assaggiare ottime bottiglie, ma imparare a degustarle, conoscerne la storia e scoprire curiosità sui territori di produzione in un’atmosfera rilassata e conviviale.

    sommelier a domicilio ravenna

    Come funziona una degustazione vini a domicilio?

    Organizzare una degustazione vino a casa è molto semplice.

    La sommelier porta tutto il necessario per l’esperienza: una selezione di vini scelta in base ai gusti del gruppo, il materiale per la degustazione e la conduzione dell’evento.

    Durante la serata ogni vino viene presentato con spiegazioni semplici e coinvolgenti, imparando a riconoscere aromi, caratteristiche e abbinamenti gastronomici.

    La degustazione è pensata sia per chi è alle prime esperienze sia per gli appassionati che desiderano approfondire la propria conoscenza del vino.

    Quando scegliere una degustazione vino a casa?

    Una degustazione vino a casa è perfetta per numerose occasioni:

    • aperitivi con amici;
    • cene private;
    • compleanni;
    • anniversari;
    • addii al nubilato e al celibato;
    • feste di laurea;
    • eventi aziendali;
    • team building;
    • occasioni speciali.

    È un’alternativa originale alla classica cena fuori e permette di vivere un’esperienza esclusiva senza spostarsi.

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    Wine Tasting Emilia Romagna: un’esperienza anche in hotel e Airbnb

    Se stai trascorrendo una vacanza sulla Riviera Romagnola, puoi vivere un autentico Wine Tasting dedicato all’Emilia Romagna direttamente nel tuo hotel, nella villa in cui soggiorni o nel tuo Airbnb.

    Una degustazione privata è il modo ideale per scoprire il mondo del vino durante le vacanze, condividendo un momento speciale con amici, famiglia o partner senza lasciare la propria struttura.

    Che tu sia a Ravenna, Rimini, Cesenatico, Cervia, Milano Marittima o nelle colline romagnole, la sommelier raggiunge la tua location con una selezione di vini accuratamente scelta per regalarti un’esperienza memorabile.

    Perché scegliere una sommelier a domicilio?

    Affidarsi a una sommelier a domicilio significa vivere un’esperienza personalizzata, rilassata e completamente su misura.

    Ogni degustazione può essere costruita in base alle preferenze degli ospiti: vini italiani, etichette internazionali, percorsi dedicati a specifici vitigni oppure degustazioni tematiche con abbinamenti gastronomici.

    Non serve essere esperti: l’obiettivo è rendere il vino accessibile, divertente e coinvolgente, creando un momento di condivisione che tutti possano apprezzare.

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    Prenota la tua degustazione vini a domicilio

    Se desideri organizzare una degustazione vini a domicilio in Romagna o vivere un’esperienza di Wine Tasting dedicato all’Emilia Romagna durante la tua vacanza, contattami subito!

  • Do the British make wine?

    Do the British make wine?

    What comes to mind when I say “Bacchus”? Probably the coolest Roman god of all: the god of wine, sensual pleasure, and celebration. But during a recent trip to London, I discovered that Bacchus is also the name of the grape variety that symbolizes English wine.

    Because yes, the British do make wine. And they make it very well, too. I know, it might seem strange when you think of a country that, in the collective imagination, is all about beer, pubs, fish & chips, and afternoon tea. Yet the history of English viticulture is much older than you might imagine.

    Getting back to our friend Bacchus, it was the Romans who introduced the grapevine to Britain nearly two thousand years ago, planting the first vineyards during their occupation of the island. After their departure, production continued, mainly thanks to medieval monasteries, but the cool, rainy climate always made it difficult to produce wines of consistent quality. Furthermore, for centuries it was more cost-effective to import wine from France and other European countries than to produce it locally. Thus, English winemaking remained a niche activity, almost a curiosity.

    Over the past thirty years, however, something has changed. Rising average temperatures, combined with a better understanding of the soil and significant investments in the sector, have transformed the country’s wine-growing landscape. Today, southern England—particularly the counties of Kent, Sussex, and Hampshire—features chalky soils very similar to those of the Champagne region in France. This, combined with slightly warmer summers and longer growing seasons, has created ideal conditions for producing classic method sparkling wines.

    And it is precisely with sparkling wines that England has built its international reputation. The most widely grown varieties are, in fact, Chardonnay and Pinot Noir—the same ones used in Champagne. Today, the sector is booming: the number of wineries is growing every year, and the area under vine has increased rapidly, attracting investment from major foreign producers as well.

    Vino Bacchus Londra
    Bacchus wine from London Cru Winery – London 2026

    But what about this Bacchus? We’re finally getting to it. Bacchus is an aromatic grape variety developed in Germany in the 1930s by crossing Silvaner, Riesling, and Müller-Thurgau. It never achieved great success in its homeland, but in England it has found its ideal home. Thanks to the cool climate, it develops an explosive aromatic profile, with notes of elderflower, citrus, tropical fruit, and aromatic herbs, while always maintaining a splendid acidity. It’s no coincidence that it has become the fourth most widely grown grape variety in the country and serves as the benchmark for English still white wines.

    I’ve tasted it, and I can tell you just one thing: what a delight. Fresh, fragrant, incredibly easy to drink, and with a personality all its own. In short, if you thought England could only produce beer and gin, perhaps it’s time to make room for a good glass of Bacchus as well.

    If you’d like to explore new grape varieties too, book one of my in-home wine tastings in Ravenna.

  • Gli inglesi fanno il vino?

    Gli inglesi fanno il vino?

    Cosa vi viene in mente se vi dico Bacchus? Probabilmente la divinità romana più cool di tutte: il dio del vino, del piacere dei sensi e della festa. Ma durante una recente gita a Londra ho scoperto che Bacchus è anche il nome del vitigno simbolo del vino inglese.

    Perché sì, gli inglesi fanno il vino. E lo fanno anche molto bene. Lo so, può sembrare strano se pensiamo a un Paese che nell’immaginario collettivo vive di birra, pub, fish & chips e tè delle cinque. Eppure la storia della viticoltura inglese è molto più antica di quanto si possa immaginare.

    Per tornare al nostro amico Bacco, furono proprio i Romani a introdurre la vite in Britannia quasi duemila anni fa, piantando i primi vigneti durante l’occupazione dell’isola. Dopo la loro partenza la produzione continuò, soprattutto grazie ai monasteri medievali, ma il clima fresco e piovoso rese sempre difficile ottenere vini di qualità costante. Inoltre, per secoli risultò più conveniente importare vino dalla Francia e da altri Paesi europei piuttosto che produrlo localmente. Così la viticoltura inglese rimase un’attività di nicchia, quasi una curiosità.

    Negli ultimi trent’anni, però, qualcosa è cambiato. Il riscaldamento delle temperature medie, insieme a una migliore conoscenza dei terreni e a importanti investimenti nel settore, ha trasformato il panorama vitivinicolo del Paese. Oggi il sud dell’Inghilterra, in particolare le contee di Kent, Sussex e Hampshire, presenta terreni gessosi molto simili a quelli della regione francese della Champagne. Questo, unito a estati leggermente più calde e stagioni vegetative più lunghe, ha creato condizioni ideali per la produzione di spumanti metodo classico.

    Ed è proprio sugli spumanti che l’Inghilterra si è costruita una reputazione internazionale. Le varietà più coltivate sono infatti Chardonnay e Pinot Noir, le stesse utilizzate in Champagne. Oggi il settore è in piena espansione: il numero delle cantine cresce ogni anno e la superficie vitata è aumentata rapidamente, attirando anche investimenti da parte di importanti produttori esteri.

    Vino Bacchus Londra
    Vino Bacchus assaggiato alla London Cru Winery – Londra 2026

    Ma questo Bacchus? Finalmente ci arriviamo. Il Bacchus è un vitigno aromatico ottenuto in Germania negli anni Trenta dall’incrocio tra Silvaner, Riesling e Müller-Thurgau. In patria non ha mai riscosso un grande successo, mentre in Inghilterra ha trovato la sua dimensione ideale. Grazie al clima fresco riesce a sviluppare un profilo aromatico esplosivo, con note di sambuco, agrumi, frutta tropicale ed erbe aromatiche, mantenendo sempre una splendida acidità. Non a caso è diventato il quarto vitigno più coltivato del Paese e rappresenta il punto di riferimento per i vini bianchi fermi inglesi.

    Io l’ho assaggiato e posso dirvi solo una cosa: che goduria. Fresco, profumato, super bevibile e con una personalità tutta sua. Insomma, se pensavate che dall’Inghilterra potessero arrivare solo birra e gin, forse è arrivato il momento di fare spazio anche a un buon calice di Bacchus.

    Se anche tu vuoi sperimentare nuovi uvaggi, prenota una mia degustazione di vini a domicilio a Ravenna.

  • Cosa sono i PIWI?

    Cosa sono i PIWI?

    Quanti di voi hanno sentito parlare di PIWI e si sono chiesti: ma cosa sono?

    PIWI e’ una sigla tedesca che sta per “pilzwiderstandsfähig” ovvero resistenti ai funghi.

    In pratica, questi vitigni nascono in laboratorio dall’incrocio tra la Vitis vinifera europea e specie americane o asiatiche più toste. L’obiettivo? Da una parte ridurre l’utilizzo di pesticidi e altri trattamenti invasivi per una agricoltura sempre più sostenibile, dall’altra quella di poter produrre vino in zone del mondo o troppo calde o troppo fredde per farlo.

    E ovviamente, quando c’è da sperimentare, l’America non sta a guardare. Il mio primo PIWI l’ho assaggiato proprio in Vermont. Lì niente vitigni tradizionali, ma ibridi resistenti al freddo come il Marquette (una specie di cugino coraggioso del Pinot Nero). E realtà come Shelburne Vineyard li coltivano già dal 1998.

    Cosa sono i PIWI
    MarquetteShelburne Vineyard, agosto 2025

    In Italia i PIWI sono passati dall’essere un prodotto di scarsa qualità e “fuorilegge” a simbolo di innovazione e sostenibilità e sono un fenomeno in aumento, soprattutto in Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli con nomi esotici come Solaris, Bronner, Johanniter, Souvignier Gris e Cabernet Cortis.

    Ma quindi… questi vini PIWI sono meglio o peggio dei vini tradizionali? Bella domanda. Se ti è venuta voglia di scoprirlo, chiamami per una degustazione di vino a domicilia a Ravenna!

  • I Vini del Nuovo Mondo – cosa sono e dove trovarli

    I Vini del Nuovo Mondo – cosa sono e dove trovarli

    Ma poi, cosa sono questi vini del Nuovo Mondo?

    Vi ricordate Cristina D’Avena che cantava “Cristoforo Colombo, l’uomo del Nuovo Mondo”?

    Ecco, io me la canticchio sempre prima di spiegare ai miei commensali cosa intendiamo quando parliamo di Vini del Nuovo Mondo, che di lì a poco si apprestano a bere con me.

    Con questa espressione indichiamo i vini prodotti in paesi come California, Nuova Zelanda, Cile, Argentina, Brasile e via dicendo.

    Ma come ci è arrivato il vino in questi paesi “esotici”?

    Proprio grazie a persone come il nostro Cristoforo Colombo: i colonizzatori che, a partire dal 1492, portarono con sé le prime Vitis vinifera.

    All’inizio, però, il vino veniva utilizzato soprattutto per le messe. È solo verso la fine dell’Ottocento, con le grandi migrazioni dall’Europa, che arrivano nuovi vitigni e — soprattutto — tecniche di vinificazione più moderne.

    “Fast forward”: oggi alcuni di questi paesi del Nuovo Mondo sono diventati veri giganti del vino, capaci di competere (e spesso sorprendere) anche i più blasonati produttori europei. Basti pensare al Sauvignon Blanc, simbolo
    , simbolo della Nuova Zelanda, allo Zinfandel californiano o al Carmenère cileno: vini che raccontano un Nuovo Mondo fatto di carattere, identità e libertà espressiva nel calice.

    Qui in Italia non e’ facilissimo trovare vini del Nuovo Mondo, sopratutto fuori dalla grandi citta’. Per questo cerco di farli conoscere con le mie degustazioni ed eventi a Ravenna e dintorni.

    Se anche tu sei interessato a conoscere i vini del Nuovo Mondo chiamami per una degustazione a domicilio, a casa tua, nel tuo locale o nel tuo ufficio!

    O seguimi su Instagram per scoprire i miei prossimi eventi!

  • Emilia Romagna wines: the known and the unknown

    Emilia Romagna wines: the known and the unknown

    Emilia Romagna is one of Italy’s most delicious regions: you may have heard of Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico, Lasagna Bolognese, Piadina and Sangiovese, right? But beyond its fame lies a world of forgotten grape varieties and authentic wine traditions.

    What not everyone knows is that Emilia Romagna is technically one region but in terms of food and traditions is actually two. And don’t be surprised to listen to friendly rivalries between towns that are only 6 miles aways!

    “Romagna” is the southern part of this region, bordering with Tuscany and Marche. It’s well known for its beaches – Cervia and Milano Marittima, its night life – Rimini and Riccione, its beautiful mosaics – Ravenna but above for its King: Sangiovese wine!

    The first time we encounter the name “Sangiovese” is in an act of 1672 gathered in a State archive of the city of Faenza. Sangiovese is a chameleon wine. It can vary from very easy drinking and simple to very complex and savory. Its aroma profile of cherry, leather and violet and its tannic structure make it the perfect companion to aged cheese and red meat.

    Besides Sangiovese, other known wines of this area are Albana, Trebbiano and Pagadebit (see my latest blog post about it).

    But there are also some forgotten grapes that after the Phylloxera pest were left on aside to “rebuild” more money-making grape varieties, like Sangiovese. However, more and more these days we are rediscovering grapes like Famoso, Centesimino or Burson, mostly by accident.

    I have recently participated in an interesting vertical tasting of Burson at Randi. We tasted 5 vintages, from 2019 to 2006.

    This grape was discovered in a wood near the city of Bagnacavallo during a hunting trip by Antonio Longanesi in 1913. This vine was literally embracing an oak and he decided to start making wine for its family. Now the Burson production is controlled by a consorzio, founded and led by Daniele Longanesi (4 th generation), to help promote and protect this rediscovered grape variety that produces very rustic and tannic wines, up to 15/16 alcohol degrees.

    If you want to dive deeper into Emilia Romagna wine experiences, check out my wine events in Ravenna or my upcoming 7-day wine trip in September 2026, co-hosted with sommelier Elisa Borelli from Balsamico Italian Kitchen in San Diego. Join us for authentic wine tastings, local food pairings, and cultural discoveries!

    Vini dell'Emilia Romagna - Burson

    [picture taken at Randi estate in Fusignano, RA, during the Burson vertical tasting]

  • I vini dell’Emilia Romagna, tra tradizione e vitigni ritrovati

    I vini dell’Emilia Romagna, tra tradizione e vitigni ritrovati

    L’Emilia Romagna è una delle regioni italiane più ricche dal punto di vista culinario ed enologico.

    Avrete sicuramente sentito parlare di Parmigiano Reggiano, aceto balsamico, lasagne alla bolognese, piadina e, naturalmente, vino Sangiovese.

    Quello che non tutti sanno, però, è che l’Emilia Romagna è tecnicamente una sola regione, ma in termini di cibo e tradizioni è in realtà divisa in due. E non stupitevi se sentirete parlare di rivalità amichevoli tra città che distano solo 10 km l’una dall’altra.

    La Romagna, a sud, è famosa per le sue spiagge, la vita notturna e i mosaici di Ravenna, ma soprattutto per il suo re: il Sangiovese di Romagna. La prima volta che troviamo il nome “Sangiovese” è in un atto del 1672 conservato nell’archivio di Stato della città di Faenza. Il Sangiovese è un vino camaleontico. Può variare da molto facile da bere e semplice a molto complesso e sapido. Il suo profilo aromatico di ciliegia, cuoio e violetta e la sua struttura tannica lo rendono il compagno perfetto per formaggi stagionati e carni rosse.

    Oltre ai più noti Albana, Trebbiano e Pagadebit (vedi il mio ultimo post sul blog a riguardo), la regione sta riscoprendo i suoi vitigni autoctoni dimenticati, che dopo la fillossera sono stati messi da parte per “ricostruire” varietà più redditizie, come il Sangiovese: parliamo del Famoso, il Centesimino e il Burson. Quest’ultimo vitigno e’ stato ritrovato nel 1913 nei boschi di Bagnacavallo dalla famiglia Longanesi che oggi guida un consorzio che ne tutela la produzione, mantenendo viva la tradizione di un vino rustico, intenso e di grande carattere.

    Ho recentemente partecipato a una degustazione verticale di Burson presso l’azienda agricola Randi, dove ho assaggiato 5 annate, dal 2019 al 2006.
    La storia del Burson inizia nel 1913, quando fu stato scoperto in un bosco vicino alla città di Bagnacavallo durante una battuta di caccia da Antonio Longanesi. La vite abbracciava letteralmente una quercia e Longanesi decise di iniziare a produrci vino per la sua famiglia. Ora la produzione del Burson è controllata da un consorzio, fondato e guidato da Daniele Longanesi (quarta generazione), per aiutare a promuovere e proteggere questo vitigno riscoperto che produce vini molto rustici e tannici, fino a 15/16 gradi.

    Se vuoi scoprire di più sui vini dell’Emilia Romagna, dai più celebri ai più rari, esplora le mie esperienze enologiche a Ravenna e dintorni.

    Puoi anche unirti al nostro tour enogastronomico in Emilia Romagna di settembre 2026, un viaggio di 7 giorni alla scoperta delle bellezze e dei sapori autentici della regione insieme a me e alla sommelier Elisa Borelli di Balsamico Italian Kitchen, San Diego!

    Vini dell'Emilia Romagna - Burson

    [foto scattata durante la verticale di Burson presso l’azienda Randi di Fusignano, RA]